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Commento su O-OPers 30:
Orario di lavoro calcolato sull’arco dell’anno

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I presenti articoli comprendono le disposizioni concernenti i modelli dell’orario di lavoro calcolato sull’arco dell’anno e dell’orario di lavoro flessibile. Il modello dell’orario di lavoro flessibile con diverse varianti di durata del lavoro può essere autorizzato solo se vi sono motivi di ordine aziendale.

Nel modello dell’orario di lavoro calcolato sull’arco dell’anno il saldo orario alla fine dell’anno civile è limitato a una fascia compresa fra +50 e -25 ore. Il saldo attivo che alla fine dell’anno civile eccede il limite superiore della fascia decade senza indennità (art. 30 cpv. 1 e 2 O-OPers). Nel modello dell’orario di lavoro flessibile il saldo orario alla fine del mese è limitato a una fascia compresa fra +50 e -25 ore. Il saldo attivo che alla fine del mese eccede il limite superiore della fascia decade senza indennità (art. 31 O-OPers). Se i collaboratori dispongono di un saldo negativo eccedente le 25 ore alla fine dell’anno (nel caso dell’orario di lavoro calcolato sull’arco dell’anno) o del mese (nel caso dell’orario di lavoro flessibile), va concordato con loro un piano di compensazione che consenta di riportare il saldo alle -25 ore consentite. Se i collaboratori rifiutano di sottoscrivere tale piano o il saldo negativo eccedente le 25 ore consentite non può essere recuperato, d’intesa con l’impiegato il saldo negativo è compensato con altri saldi attivi (ad es. lavoro aggiuntivo, lavoro straordinario, premio di fedeltà, vacanze ecc.). I giorni di vacanza posso essere ridotti soltanto nella misura in cui rimane garantito il loro scopo ristoratore. Se tale scopo sia garantito, è sempre da verificare nel singolo caso. Qualora l’impiegato non sia d’accordo con la compensazione, il saldo negativo viene dedotto dallo stipendio mensile successivo in funzione dello stipendio orario conformemente all’articolo 19 capoverso 1 O-OPers.

È spesso oggetto di discussione la questione se le ore di lavoro residue al momento dell’uscita dalla Confederazione debbano essere pagate o no. Era acclarato che in caso di uscita non fosse possibile procedere al pagamento in contanti delle ore che avrebbero dovuto essere «azzerate» in virtù delle menzionate disposizioni. Queste ore decadono infatti senza indennità. Persisteva tuttavia incertezza su come gestire un saldo attivo che non avesse potuto essere azzerato prima dell’uscita. La questione si poneva soprattutto nell’ambito del modello dell’orario di lavoro calcolato sull’arco dell’anno, dove il saldo orario può essere ridotto portandolo a 50 ore soltanto alla fine dell’anno civile. Il Tribunale amministrativo federale ha chiarito questo punto con una sentenza1, secondo cui la peculiarità dell’orario di lavoro flessibile risiede nel fatto che la persona impiegata è libera di gestire il proprio tempo di lavoro. Essa può infatti stabilire autonomamente, all’interno di fasce orarie definite (fissate ad es. in funzione delle esigenze di servizio), l’inizio e la fine dell’orario di lavoro come pure le pause. Nello scegliere il modello di orario di lavoro e dunque esercitando la libertà di gestire il proprio tempo di lavoro, deve tenere conto delle esigenze di servizio2. Questa autonomia nell’organizzare il proprio tempo di lavoro comporta l’obbligo di azzerare in tempo utile eventuali saldi attivi dell’orario di lavoro calcolato sull’arco dell’anno e dell’orario di lavoro flessibile. Gli impiegati devono quindi provvedere affinché, alla fine del rapporto di lavoro, i saldi positivi dell’orario flessibile siano azzerati. In caso contrario questi decadono senza indennità. Un’indennità per le ore di lavoro residue è dovuta unicamente qualora le esigenze di servizio o altre istruzioni del datore di lavoro non consentano più di compensare il saldo attivo. Il diritto a un’indennità deve essere generalmente concesso se l’impiegato, senza sua colpa, non può più compensare le ore prima della fine del rapporto di lavoro o se una compensazione non sarebbe ragionevole, quindi anche in caso di impedimento al lavoro per malattia o infortunio.

Gli impiegati che lavorano secondo il modello dell’orario di lavoro flessibile o dell’orario di lavoro calcolato sull’arco dell’anno sono dunque tenuti a compensare per tempo il saldo attivo. Se, nonostante gli sforzi dell’impiegato, non è possibile azzerare il saldo attivo, ad esempio a causa del carico lavorativo o perché il superiore non ha permesso la compensazione, all’uscita l’impiegato ha diritto al pagamento di queste ore (art. 30 cpv. 5 e 31 cpv. 4 O-OPers). In vista della fine del rapporto di lavoro è quindi necessario che anche il superiore comunichi per tempo all’impiegato che egli deve riportare a zero il saldo attivo. Gli impiegati sono tenuti a seguire queste istruzioni.

Malgrado la citata autonomia nell’organizzare il proprio tempo di lavoro, il modello dell’orario di lavoro calcolato sull’arco dell’anno non implica la facoltà di fornire temporaneamente prestazioni lavorative illimitate. Utilizzando questo modello gli impiegati occupati a tempo pieno o parziale possono realizzare la durata annua del lavoro convenuta mediante «rate mensili» diverse o, d’intesa con il superiore, in meno di 12 mesi (art. 30 cpv. 3 O-OPers). Grazie a questo modello, la durata del lavoro può essere meglio adeguata al carico di lavoro e alle esigenze personali. Poiché offre maggiore flessibilità, il modello consente in particolare di affrontare meglio i picchi stagionali e di tenere conto degli interessi dei singoli impiegati, garantendo loro più tempo libero per un periodo continuato, se le esigenze di servizio lo permettono. Garantire l’adempimento dei compiti fa parte della responsabilità dirigenziale. I superiori devono in particolare provvedere a conciliare costantemente le risorse di personale disponibili con le esigenze del servizio. Nell’ambito del rispettivo modello di orario di lavoro, la durata del lavoro è ripartita sulle singole settimane e sui singoli mesi in funzione dei mandati e del volume di lavoro esistente. A seconda del volume di lavoro e, se le esigenze del servizio lo consentono, anche in considerazione dei desideri personali degli impiegati è possibile prevedere differenti orari di lavoro giornalieri e settimanali (art. 28 cpv. 2 O-OPers). Tuttavia anche nel modello di orario di lavoro calcolato sull’arco dell’anno per una persona con un tasso di occupazione del 100 per cento la durata giornaliera del lavoro è in media di 8,3 ore, la durata settimanale di 41,5 ore (art. 64 cpv. 1 OPers) e in media è prevista la settimana di cinque giorni lavorativi. In questo contesto, rientra nella responsabilità dirigenziale badare affinché i saldi di tale modello siano gestiti bene. A tal fine è necessario il controllo. La compensazione di questi saldi è convenuta idealmente tra il superiore e il collaboratore. Se non si giunge a una convenzione a un’intesa, vige anche in questo caso il diritto del superiore di impartire istruzioni. Come nel caso delle vacanze, l’impiegato non è libero di scegliere quando compensare i saldi del modello di orario calcolato sull’arco dell’anno. È importante che il controllo dei saldi avvenga durante tutto l’anno, che l’idea alla base di questo modello non venga in tal modo stravolta e che la riduzione del saldo attivo dell’orario flessibile sia ordinata tempestivamente. Se ad esempio si può prevedere che in un certo periodo sarà necessaria la presenza di determinate persone (ad es. l’ultima settimana dell’anno), occorre comunicare per tempo quali e quante persone devono essere presenti nel periodo in questione, affinché ci sia tempo sufficiente per ridurre i saldi elevati.

Se, alla fine dell’anno, gli impiegati che lavorano secondo il modello dell’orario di lavoro calcolato sull’arco dell’anno dispongono di un saldo negativo eccedente le 25 ore, è necessario concordare con loro un piano per compensare tali ore. Se, entro la fine dell’anno, non avranno riportato il saldo alle -25 ore consentite, il saldo negativo eccedente questo limite potrà essere dedotto dallo stipendio o da saldi attivi disponibili. 

Nel modello dell’orario di lavoro flessibile o in quello dell’orario di lavoro calcolato sull’arco dell’anno un eventuale saldo negativo dell’orario di lavoro flessibile al momento della risoluzione del rapporto di lavoro può essere compensato con i crediti salariali, se la mancata prestazione delle ore lavorative è imputabile al lavoratore3. Qualora una compensazione non fosse più possibile, all’impiegato può essere chiesta la restituzione dell’importo corrispondente (art. 30 cpv. 4 e 31 cpv. 3 O-OPers). Se il saldo orario negativo dell’impiegato è imputabile al datore di lavoro (cosiddetta mora del datore di lavoro), quest’ultimo non può chiedere la restituzione dell’importo corrispondente. Le ore in eccesso vengono pagate all’impiegato in funzione dello stipendio orario di cui all’articolo 19 capoverso 1 O-OPers.